Benvenuti nel blog dei giornalisti in via di estinzione. Un po’ per ridere, un po’ per non piangere, scriviamo qui le nostre (deprimenti) esperienze di giornaliste (o giornalisti) con tanto di tessera professionale, tassa annuale assolta, ma senza un briciolo di speranza di sopravvivere dignitosamente nel mondo dell’editoria, del quale pure abbiamo fatto parte per gli ultimi 20 anni.
Non servira’ forse a svegliare dal suo torpore intellettuale qualche direttore o caporedattore, ma speriamo serva a qualche giovane di belle speranze a capire che il mondo del giornalismo cosi’ come l’abbiamo sempre conosciuto e’ morto ma non lo sa ancora ed e’ molto meglio trovarsi un lavoro vero.
Fare il giornalista? Sempre meglio che lavorare, diceva tanti anni fa Guglielmo Zucconi. Oggi invece direi che e’ meglio, molto meglio lavorare. Almeno si guadagna qualcosa e non si perde in dignita’.
Condivido pensiero e parole. La nostra professione è sempre più degradata e degradante. basta guardare la televisione e leggere certi giornali dove molti colleghi danno prova di totale assenza di dignità e professionalità.
Il 28 febbraio a Camogli al cenobio dei Dogi, hotel molto chic, coordino un dibattito insieme a Silvia Neonato sulle attuali sorti della nostra professione. Se siete da queste parti veniteci.
Sarà una specie di terapia di gruppo
Pietro Tarallo
Commento di Pietro Tarallo — 22 febbraio 2010 @ 16:25
Bellissima idea, Daniela! Io ci provo, ogni giorno, a inventarmi e reinventarmi come giornalista, persona, professionista, donna… Ho perfino seguito il corso di webgiornalismo dell’Ordine… Poi, comunico sulle tele con ritagli di giornali, collage di parole e frasi, immagini e colori, materie e oggetti… Quindi, scelgo il volontariato e mi occupo della comunicazione di una onlus (www.pollicinoonlus.it) creata da due donne speciali che si dedicano ai problemi dell’alimentazione in età pediatrica, in particolare la fascia da 0 a 8 anni: hai presente anoressia, bulimia, obesità… E mi sento dire, anche da persone vicine e amiche: sì, ma… non ti pagano?!!! Perché, gli editori pagano bene e sono soprattutto puntuali? Da quello che sento abbondano sfruttatori e banditi non gente seria e io, noi dovrei/dovremmo fare volontariato per loro? No grazie, preferisco quello vero, almeno mi scelgo gli interlocutori e, se sono brava o fortunata, incontro anche delle belle persone. Diventando grandi si sa sempre meno ciò che si vuole e sempre più ciò che non si vuole! gloria
Commento di Gloria Vanni — 22 febbraio 2010 @ 20:27
Webgiornalismo…
Un esempio eccellente???…
thesartorialist
ps. Daniela, i soci NEOS devono sapere di questa tua ennesimo, divertente esempio di creatività… vado e produco!
Commento di Gloria Vanni — 23 febbraio 2010 @ 15:12
Edvige Belva era mia nonna. Mi piace tanto questo nome che me lo sono affibbiato anche su FB. Qualcuno mi ha detto che fa un pò pornostar…Magari nella prossima vita.
Insomma è solo per giornaliste o anche per fotografe? Le pezze al culo ce le abbiamo anche noi. Però chi come ha pargoli se non altro può rivendersi come supermamma! A proposito avete visto il blog della giornalista di Repubblica http://www.nonsolomamma.it? Io lo trovo intellettualpatetico ma non so, forse non riesco ad afferrare quest’ironia tutta al milanese. Ciao un abbraccione, emanuela
Commento di Edvige Belva — 24 febbraio 2010 @ 14:47
Edvige Belva e’ un fastastico nome de plume. Ti firmi cosi? Ho visto il blog di non solo mamma. Anzi l’avevo visto prima che diventasse una rubrica su Repubblica. Che vuoi che ti dica? Diciamo che la tipa ha avuto una ideina e i giornali se ne sono accorti solo DOPO che aveva pubblicato un libro e vinto un premio. L’ho letto l’altro giorno su Repubblica e avrei voluto scriverle per dirle che le donne inglesi non sono affatto come lei le descrive. Ma poi ho lasciato perdere.
Commento di Daniela de Rosa — 24 febbraio 2010 @ 15:31