Qualche anno fa (ero appena arrivata a Londra) mi chiama l’allora direttore di Airone per propormi una rubrica. Aggiunge che, per quanto si vergogni a dirlo, l’editore (Cairo) paga a 12 mesi e lui non riesce a farci niente. Mi verrebbe da declinare l’offerta, ma si tratta di una rubrica molto piccola, che mi impegna poco, il lavoro e’ lavoro e accetto. D’altra parte, dice il direttore, una volta che iniziano ad arrivare i soldi, arrivano con una certa puntualita’ tutti i mesi.
Consegno il primo pezzo e me ne dimentico. Il mese dopo consegno il secondo. Dopo due o tre mesi mi arriva un bonifico con il pagamento da Cairo Editore. Mi stupisco dei tempi cosi’ veloci e lo dico al direttore alla prima occasione. Mi spiega che abitando a Londra sono considerata “giornalista straniera” dall’amministrazione. Con gli stranieri Cairo non si azzarda a proporre il pagamento a 12 mesi perche’ verrebbe coperto d’insulti. Con gli italiani si’.
Quindi ci conviene prendere la residenza a casa tua per quando collaboriamo con Cairo…Io ci avrei ancora due arretrati. Il bello, anzi il brutto, è quando collabori con Gardenia che pubblica lavori legati alla stagione. Esempio: ho realizzato un servizio sulle peonie, che fioriscono a giugno (anche le spese), me lo hanno pubblicato un anno dopo e quest’anno, due anni dopo, a giugno mi devo ricordare di fatturarlo altrimenti chissà quando ancora me lo pagheranno…
Commento di Edvige Belva — 25 febbraio 2010 @ 13:41
Mi viene da ridere
Collaboravo con Airone, feci causa – con le colleghe Espanet e Montaruli – a Cairo per un’indebita vendita di nostri pezzi usciti su In Viaggio nientemeno che a I Viaggi del Ventaglio. Che li mise (firmati!) sui suoi cataloghi. Carino per tre appartenenti alla NEOS!
Nessuno ci aveva chiesto autorizzazioni nè tampoco pensava di pagarci…Vincemmo la causa e prendemmo un risarcimento decente ognuna. Questo per dire che le cose gravi non si devono lasciar passare. Ma non è finita. Ricollaborai ocn Airone – direttore il nostro ex socio Grella, persona dabbene – che mi avvertì pero’ delle lungaggini di Cairo nei pagamenti. Dissi freddamente ma con convinzione che io non mi facevo prendere per i fondelli dal signor Cairo che mi aveva fregato già una volta e che volevo essere pagata nei tempi stabiliti dalla legge Europea (max.60 giorni dalla pubblicazione). Mi pagarono nei termini. Non lavorai più per Cairo. E continuo a non lavorarci più, causa una vera fatwa nei miei confronti cui tutti i direttori si sono inchinati. Ma pazienza, a certe condizioni e alle violazioni delle regole si deve reagire così. Per semplice dignità personale e professionale. Se tutti facessero così, il signor Cairo (e altri ocme lui) non potrebbe comprarsi le squadre di calcio con i soldi dei giornalisti e derivanti da altre “truffe e giochini” di cui non sappiamo… forse.
Morale: siamo – nella migliore delle ipotesi- una categoria di fifoni, qualcuno direbbe di ca…., tutti “teniamo famiglia” e cio’ giustifica tutto. Si ricorda qualcuno della famosa schiena diritta di ci parlava un presidente della Repubblica? Ormai siamo tutti gobbi…o quasi tutti
E finiremo col culo per terra, altro che pezze al culo.
Commento di LAURA — 13 marzo 2010 @ 15:47