La casa editrice francese che nel giro di mezza giornata ha risposto alla mia mail e mi ha inviato un contratto per la stesura di pezzi da inserire in guide di viaggio (edizioni Louis Simo, tanto per essere trasparenti) mi ha gia’ inviato degli incarichi. Mi chiedono di amndare a vedere un certo posto a Londra, un negozio di genere “abbigliamento punk” scelto da loro. Vado, scrivo il mio report ma si legge tra le righe che non sono entusiasta del posto.
Mi chiedono perche’ e lo spiego: tra i tanti avrebbero potuto sceglierne uno piu’ originale. Risposta (il giorno dopo, non mesi dopo): accettiamo il tuo suggerimento, segnalaci il posto che credi sia adatto alla nostra guida e l’altro verra’ cestinato. Aggiunta: ovviamente verrai pagata lo stesso anche per la recensione che non verra’ pubblicata.
A world apart. Mi rimane ancora sullo stomaco il viaggio fatto per Dove nella laguna di Grado, MAI pubblicato e MAI pagato.
15 marzo 2010
A world apart. Seconda puntata
11 marzo 2010
A world apart
L’altro giorno un’amica (francese) mi parla di una nuova collana di guide di viaggio pubblicate in Francia. Le cerco su internet, trovo il sito (scritto anche in inglese) e vedo che cercano corrispondenti da Venezia. Scrivo, dicendo che vivo a Londra ma conosco Venezia come le mie tasche, senza, peraltro, aspettarmi un granche’ di risposta. Che invece arriva puntuale il giorno dopo.
Mi dicono che sono interessati alla mie corrispondenze sia da Londra che da Venezia. Un’ora dopo mi mandano il contratto via mail e mi dicono quanto e quando (tre settimane dopo la consegna dei pezzi) verro’ pagata. Abbiamo iniziato una collaborazione immediatamente, con la consegna del primo pezzo. E ancora non ci posso credere. Non so se questa cosa andra’ avanti, ma mi ritengo gia’ soddisfatta per il trattamento. Non ho mai, dico mai, in 20 anni, ottenuto un contratto da nessun giornale italiano. E spesso non sono riuscita nemmeno a farmi dare il “quantum”.
4 marzo 2010
Non era obbligato di “denunciarsi” all’Ordine: disposta l’archiviazione per Dino Boffo
Questo il titolo di una mail ricevuta oggi dall’ordine dei Giornalisti del Veneto. E menomale che sono giornalisti. Non si dovrebbe dire “obbligato a”? Anche per questo il giornalismo e’ andato a farsi benedire.
2 marzo 2010
Un nuovo modo di comunicare
L’11 marzo si inaugura a Londra Affordable Art Fair, una fiera d’arte “accessibile”, e cioe’ che contempla la possibilita’ che qualcuno la
visiti e torni a casa con un’opera d’arte avendo speso al massimo 3000 sterline. La prima volta che ci sono andata sono rimasta stupita dalla quantita’ di gente che usciva con tele, quadri e piccole sculture sotto il braccio. Nell’angolo dove ti impacchettano la tua opera d’arte per trasportarla piu’ comodamente c’era la fila. Era prima della crisi, e’ vero. E sara’ curioso vedere se la recessione tiene lontani gli appassionati. Nel frattempo vengo a sapere che a Milano ci sara’ una manifestazione simile. Arte Accessibile Milano, dal 26 al 28 marzo allo Spazio Eventiquattro (via Monterosa 91). Gloria Vanni (che partecipa a questo blog), esibira’ i suoi bellissimi (e non lo dico perche’ e’ una mia amica, li trovo davvero formidabili) collages, fatti tra le altre cose da pezzi di quei giornali su cui noi scriviamo o (piu’ spesso) vorremmo scrivere se questa professione ce lo consentisse. Le sue cose si trovano su http://www.collageamodomio.it/ e dimostrano una creativita’ fuori dal comune.
Forse non c’e’ (piu’) bisogno di grandi gallerie e apparati per far conoscere gli artisti. Come non c’e’ (piu’) bisogno di grandi giornali e case editrici per far venire fuori notizie e belle scritture. E’ il nuovo fai da te, bellezza.