Pezze al culo

14 aprile 2010

Falliti e contenti

Filed under: giornalismo — Daniela de Rosa @ 08:54

Mi e’ arrivata una raccomandata da uno studio di avvocati di Milano, che mi annuncia la (quasi) chiusura della pratica di fallimento della Nuova Editoriale. Se mi arriva e’ perche’ si ritiene che in quel fallimento qualcosa mi spetti. Il fatto e’ che al momento non mi sono nemmeno ricordata chi fosse la Nuova Editoriale, fallita nel 1996 (14 anni fa!). Ci penso un po’ su e poi ricordo: era l’editore dell’Indipendente, quotidiano milanese per cui avevo scritto dei pezzi nelle pagine della cultura (ovviamente mai retribuiti, causa appunto fallimento).
Per scrupolo chiamo lo studio di avvocati e chiedo. Mi rispondono quello che mi aspettavo: non ero una dipendente ma una collaboratrice, i soldi che hanno da distribuire sono pochi, gli ex-dipendenti prenderanno il 15% di quello che spetta loro e ai collaboratori non arrivera’ niente.
L’avvocato mi ha risposto che potevo archiviare la pratica, per quanto mi riguarda. Che vuol dire che posso finalmente, dopo 14 anni, buttare nel cestino la lettera, i pezzi mai pagati, e gia’ che ci sono l’idea che il mondo dell’editoria funzioni in modo “normale”.
MI chiedo quanto tempo manca perche’ l’editoriale che sta dietro Verve, il magazine diretto da Massimo Pacifico, faccia la stessa fine. Ho una (una sola, evviva!) fattura insoluta, della quale ho chiesto piu’ e piu’ volte il pagamento.
Pacifico non ha mai risposto alle mie mail. Allora gli ho telefonato, ma mi sono sentita rispondere che lui e’ solo il direttore e non puo’ fare altro che sollecitare il pagamento agli amministratori. I quali, ovviamente, hanno di meglio da fare.
Il mio caso non e’ nemmeno drammatico, se vogliamo metterla cosi’. Una fatturina non pagata che non arriva a 1000 euro. Ma non posso pensare con grande tristezza alle due o tre persone che stanno lavorando in redazione, a tempo pieno, senza stipendio da novembre 2009. Ogni tanto ci scriviamo delle mail e so che tengono duro come possono ma non abbandonano la baracca per non perdere il “privilegio” di essere annoverati, in caso di fallimento, tra i “creditori privilegiati”. Un grande privilegio, non c’e’ che dire.

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